.:: Passione necrofila_

PEJA

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Secondo una felice formulazione di Augé, la modernità, conformandosi come il secolo che apre al dominio della tecnica, si fa portavoce di uno dei più controversi paradossi che l’architettura abbia mai dovuto affrontare, ossia il paradosso delle rovine. Secondo questo paradosso, nonostante si sia ormai raggiunta la capacità distruttiva massima, nonostante l’uomo abbia elaborato il progetto per la macchina da guerra definitiva, la modernità ha rinunciato ad un particolarissimo artefatto, ossia la rovina. Di essa, non ne rimane un affastellamento di immagini tali da stordirci, un’infinità di simulacri che sostituiscono ogni materialità per darsi come pura venustas. Anche quando la distruzione non è tale da cancellare ogni fisicità, le membra senza vita dell’artefatto sono rapidamente ricostruite, ricucite, intubate, cicatrizzate, ripulite per cancellare ogni traccia del dramma che ne ha dato l’origine. Nulla deve ricordare i momenti che la deflagrazione, il crollo, la violenza portarono con sé: l’immagine deve essere riconciliante, patinata, possibilmente abraso, iconograficamente adatto a rientrare nel novero dei…

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