GENESI 3.0

Buonasera internauti. E siamo ancora qua con un libro della serie ‘solo quelli che mi piacciono’, per la solita non-recensione di poche parole di ‘Genesi 3.0’ per la penna di Angelo Calvisi.

Calvisi è bravo, nel testo ho trovato punte di genialità assoluta. Fuori dagli schemi e scrittura crudelmente fluida. E che dire di Neo edizioni? Una sorpresa. ‘Prodotto’ libro curatissimo, senza una sbavatura una, non un errore in testo (ultimamente mi capita spesso di ritrovarmi a correggere invece di leggere, anche molti libri di editori big, su editing e qualità molto meno attenti da un tot di anni a questa parte) e impaginazione, struttura ottimale.

Letto su consiglio della mia ‘spacciatrice’ di libri preferita, Paola Mazzon. Genesi 3.0. Se volete leggere qualcosa di tosto, ve lo consiglio.

PRIMA DELLA FANTASCIENZA (2)

Prima della fantascienza esistevano i resoconti dei viaggiatori, che presentavano elementi spesso fantasiosi o del tutto immaginari. Da qualche parte, lontano da qui, in qualche angolo inesplorato del mondo, esistevano strane culture, fauna e flora esotiche, a volte persino mostri marini. La fantascienza vera e propria vide i suoi albori solo dopo la nascita della scienza moderna, in particolare dopo le rivoluzioni avvenute nel campo dell’astronomia e della fisica nel corso del Seicento. Fianco a fianco con l’antico genere della letteratura fantastica (di cui oggi il sottogenere più diffuso è il fantasy), vi erano notevoli precursori, tra i quali:

Il romanzo greco La storia vera di Luciano di Samosata (120-180 d.C.), primo resoconto noto di un viaggio sulla Luna, e di incontri con i Seleniti. Esso include due dei temi principali del genere: il viaggio su un altro corpo celeste e l’incontro con una civiltà extraterrestre.

Il trattato La nuova Atlantide (incompiuto) di Bacone, sebbene sia per lo più un trattato filosofico, racconta di una civiltà tecnocratica avveniristica che immagina molte delle nostre invenzioni future.

I viaggi immaginari sulla Luna del XVII secolo, mostrati per la prima volta nel Somnium di Giovanni Keplero (1634), poi ne L’altro mondo o Gli stati e gli imperi della Luna (L’autre monde ou Les états et empires de la Lune, 1657) di Savinien Cyrano de Bergerac.

Il mondo alternativo scoperto nell’Artico da un giovane nobiluomo nel romanzo di Margaret Cavendish del 1666 The Description of a New World, Called the Blazing-World.

Descrizioni di vita nel futuro, come L’anno 2440 di Louis-Sébastien Mercier (1772) o la Storia filosofica dei secoli futuri di Ippolito Nievo del 1860. Tra queste opere vi è il secondo romanzo più venduto del secolo negli Stati Uniti, Guardando indietro, 2000-1887 (Looking Backward) di Edward Bellamy (1888).

Culture aliene ne I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift (1726) e ne Il viaggio sotterraneo di Niels Klim di Ludvig Holberg (1741).

Elementi di fantascienza nelle storie del XIX secolo di Edgar Allan Poe, Nathaniel Hawthorne e Fitz-James O’Brien. Negli ultimi decenni del secolo, le opere fantascientifiche per adulti e ragazzi erano numerose, malgrado non esistesse ancora il termine “science fiction”. Nella poesia romantica, inoltre, le immaginazioni degli scrittori portavano a visioni di altri mondi e di remoti futuri come in Locksley Hall di Alfred Tennyson. Voltaire, d’altra parte, chiamava il suo Micromégas (1752) non un racconto fantastico ma una “storia filosofica” (titolo ripreso poi, non a caso, da Nievo).

Il più rilevante esempio rimane però il romanzo Frankenstein di Mary Shelley, del 1818. Brian Aldiss, nel suo libro Billion Year Spree, sostiene che Frankenstein rappresenta “il primo lavoro seminale al quale l’etichetta di fantascienza può essere logicamente appiccicata”. È anche il primo esempio del cliché dello “scienziato pazzo”. Un altro romanzo avveniristico di Mary Shelley, L’ultimo uomo (The Last Man), è spesso citato come la prima vera storia di fantascienza.

Della serie ‘sono uno scrittore pigro’ il pezzo è tratto da WIKIPEDIA.

A COME ANDROMEDA

Data astrale. Wrthring hirrrsen myifgjangr. Mica briscola quindi, giornata importante.

 “Mi serve un articolo SF. Uno spunto: mi piacerebbe si parlasse di A come Andromeda, per dire che in Italia un tempo c’era anche la cultura dello sceneggiato di fantascienza.”

“E chi se lo ricorda, ero un ragazzino quando è andato in onda…” è stato il mio pensiero leggendo l’affermazione di G.M.

Comunque non c’è problema, se la memoria è labile ci si informa. Nell’era telematica dov’è che vai alla ricerca di informazioni? Internet. E quindi: Google… digito ‘Italia, sceneggiato, fantascienza’. Sfoglio qualche link prima di capitare su serietv.net e la ricerca di informazioni, poco dopo, si trasforma un’invasione di ‘ricordi’. Li ho visti tutti. Non quasi tutti, tutti.

‘Spazio 1999’… in onda dal 1975 al 1977; avevo undici anni e non me perdevo uno. ‘I sopravvissuti’… stesso periodo; la mia facoltà mnemoniche mi dicono qualcosa ma non abbastanza chiaro, perlomeno si stanno rimettendo in moto. ‘Belfagor’ nel ’72; visto in parte nascosto sotto il tavolo – a sette anni ci si sta – e seguito con molto interesse; ricordo che mi lasciò anche qualche incubo. ‘Il prigioniero’! il Numero 6…, e qui per poco non scappa una Ola, serie favolosa; ricordi di tifo da stadio e le mie prime, credo, costruzioni mentali su come fregare quel malefico pallone guardiano. Davvero erano il 1967 e ’68? Non ci posso credere.

Le immagini mi risvegliano sensazioni dimenticate e mi ripassano davanti: i Thunderbirds (non proprio uno sceneggiato ma ci può stare, sto scrivendo io e ce lo faccio stare); UFO – Minaccia dallo spazio, 1970, con quel fischio ipersonico che mi metteva i brividi. Il colonnello Foster il mio preferito. ‘Sapphire & Steel’… ho un momento di nebulosità. ‘Zaffiro e acciaio’ in Italia, dal ’79 all’82. Leggo la trama, e in effetti non l’ho seguito molto. In quel periodo pensavo alle ragazze.‘Il segno del comando’ è del 1971 e ‘A come Andromeda’ l’anno successivo. Due produzioni italiane, era ora. E Star Trek? Se non lo citavo almeno una volta…

A come Andromeda… se questo vuole G., questo faremo. Devo dire che è venuta voglia di riguardarmi John Koenig e soci, pure il Numero 6… a proposito, non ricordo se alla fine è riuscito a fuggire da quella strabenedetta isola. Immagino di sì. Una volta c’era riuscito ma poi l’avevano ribeccato.

A come Andromeda. Una produzione RAI in cinque puntate, la prima il 4 gennaio 1972 e via a cadenza settimanale. Potrei andarmi a calcolare in che giorno infrasettimanale ma non è il caso di perdersi su queste cose, vabbè la precisione ma non esageriamo. I personaggi principali: Luigi Vannucchi è il Dottor John Fleming; Paola Pitagora interpreta Judy Adamson, addetto stampa/agente segreto; Tino Carraro è il Professor Reainhart; Nicoletta Rizzi è il risultato del progetto Andromeda; Gabriella Giacobbe è Madeleine Dawnay; Ezio Tarascio è il Colonnello Geers. Ho visto le foto e i primi tre me li ricordo. Grandi nomi… Gli altri tre non mi dicono niente, manco le foto, essì l’ho visto A come Andromeda. La trama la copio dal sito, ma non ditelo a nessuno.

“La storia si svolge in Inghilterra l’anno prossimo, come recita un cartello all’inizio di ogni puntata. Alla vigilia dell’inaugurazione di un rivoluzionario telescopio che dovrà scrutare lo spazio, giunge sulla Terra un segnale proveniente dalla costellazione di Andromeda. L’unico scienziato in grado di decifrare l’incomprensibile messaggio è il Dottor Fleming, geniale astronomo non molto amato dalle autorità britanniche per via del suo carattere ribelle e insofferente alle regole. Il segnale di Andromeda è in codice binario e Fleming comprende che si tratta delle istruzioni per costruire un supercalcolatore che consentirà alla scienza di fare un clamoroso balzo verso il futuro.”

Continuando la ricerca mi salta fuori che… A come Andromeda non è una produzione originale italiana (mi pareva strano, in effetti) ma: A for Andromeda è andato in onda ben undici anni prima, nel 1961, sulla BBC. Accidenti! Sceneggiato tratto da un soggetto dello scienziato e scrittore britannico Fred Hoyle… Scritto per la TV da John Elliot… Interessante questo sito SFquadrant. Ho anche notizie dei miei preferiti: The Prisoner, Il Prigioniero e UFO.

“Il protagonista è un agente governativo top-secret che dà le dimissioni senza spiegarne i motivi.” Vero! Adesso che l’ho letto… “Immediatamente viene rapito e trasportato in un misterioso ed enigmatico villaggio isolato dal mondo in cui viene imprigionato e identificato come numero 6. Il numero 2 è incaricato dall’invisibile numero 1…” odiavo l’invisibile numero 1 “di estorcere informazioni vitali al prigioniero. Il braccio di ferro tra il prigioniero e i diversi numeri 2, che si alternano nei vani tentativi di piegarne la resistenza, dura per 17 episodi da 50 minuti. Innumerevoli i tentativi di fuga del numero 6 tra macchinari ultra-tecnologici, situazioni surreali, e atmosfere allucinatorie. Assolutamente Inimitabile e quindi da non perdere.”  Va bene basta così. Ho sentito che le serie di telefilm va di moda scaricarle dalla rete. Chissà se questa c’è.

Con UFO mi sono saltati fuori Gerry e Sylvia Anderson. L’effetto password è scatenante, i due Anderson hanno scardinato un qualche lucchetto nella mia testa… la SHADO, Ed Straker, base luna, gli intercettori, gli Skydivers. Gongolo di bei ricordi…

Ok ragazzi. Mi sono perso, finiamoli qui. Quando hanno fatto A come Andromeda ero un pirolino di sei anni e nel frattempo di anni ne sono trascorsi altri…, la mia funzionalità mentale se la cava quando riesco a decifrare i memo che lascio in giro dappertutto. L’ho visto A come Andromeda, mi era piaciuto ma non ricordo altro. Sarebbe il caso di rifarle vedere ‘ste benedette serie, o devo continuare a sorbirmi i vari polizieschi all’italiana, Maria De Filippi e tentare in tutti i modi di evitare Vivere & C.?

LA PRIMA FANTASCIENZA (1)

La fantascienza in Europa inizia propriamente alla fine del XIX secolo con il romanzo scientifico (scientific romance), di cui un esponente di spicco fu Jules Verne (1828 – 1905), per il quale la scienza era piuttosto sul livello dell’invenzione, come pure le storie di critica sociale orientate alla scienza di H. G. Wells (1866 – 1946).

Wells e Verne non furono privi di concorrenti nello scrivere la prima fantascienza: racconti e romanzi brevi con temi di immaginazione fantastica apparvero nei quotidiani per tutta la fine dell’Ottocento, e molti utilizzavano idee scientifiche come espediente per l’immaginazione. Erewhon è un romanzo di Samuel Butler pubblicato nel 1872 sul concetto che le macchine potessero un giorno diventare senzienti e supplenti della razza umana. Malgrado sia più conosciuto per altre opere, sir Arthur Conan Doyle scrisse anch’egli di fantascienza. L’unico libro con il quale Charles Dickens si avventurò nel territorio della speculazione scientifica e negli strani misteri della natura fu il romanzo Casa desolata (Bleak house, 1852), nel quale faceva morire uno dei personaggi di combustione umana spontanea (dopo avere svolto minuziose ricerche sulla casistica del fenomeno). Wells e Verne avevano entrambi un bacino di lettori internazionale e influenzarono numerosi scrittori, in particolare in America, dove ben presto nacque fantascienza indigena. Molti scrittori britannici inoltre trovarono più lettori nel mercato americano, scrivendo in uno stile americanizzato.

Aleksandr Aleksandrovič Bogdanov, uno dei due fondatori del bolscevismo, medico, sperimentatore, filosofo ed economista, fu il più importante scrittore fantascientifico russo prima della rivoluzione del 1917, autore del popolare romanzo La stella rossa (Красная звезда Krasnaja zvezda, 1908) e del suo seguito L’ingegner Menni (Inžener Menni, 1912), ambientati in un pianeta Marte dalla società socialista utopica. Circa negli stessi anni esordì il grande scrittore americano H. P. Lovecraft, considerato uno dei geni più rivoluzionari nel campo della fantascienza “cosmica” e dell’horror soprannaturale. Nel 1924 fu pubblicato il romanzo Noi del russo Evgenij Ivanovič Zamjatin, considerato il precursore di molti successivi romanzi distopici.

La science fiction, come fenomeno letterario di massa, è fatta risalire alla pubblicazione negli Stati Uniti del primo numero di Amazing Stories (Storie fantastiche), il 5 aprile del 1926. Hugo Gernsback, il fondatore della rivista, nell’editoriale annunciava di voler pubblicare: “… Quel tipo di storie scritte da Jules Verne, H. G. Wells ed Edgar Allan Poe – un affascinante romanzo fantastico, in cui si mescolino fatti scientifici e visioni profetiche… “.

Il successivo grande scrittore britannico di fantascienza dopo H. G. Wells fu Olaf Stapledon (1886 – 1950), le cui quattro opere maggiori (Last and First Men, 1930; Odd John, 1935; Star Maker, 1937; Sirius, 1940) introdussero una miriade di idee che furono presto adottate da altri scrittori. Più tardi, le opere di John Wyndham (1903 – 1969) guadagnarono l’acclamazione del pubblico dei lettori e della critica. Wyndham, che firmava con una quantità di pseudonimi, amava definire la fantascienza come una logical fantasy. Prima della seconda guerra mondiale, Wyndham scrisse quasi esclusivamente per i pulp magazine statunitensi, ma nel dopoguerra divenne noto al grande pubblico, anche al di fuori dell’ambito degli appassionati, a partire dal suo romanzo Il giorno dei trifidi (The Day of the Triffids, 1951).

Della serie ‘sono uno scrittore pigro’ il pezzo è tratto da WIKIPEDIA, e a proposito di SF, se volete vi segnalo un titolo, TWO, reperibile da https://mmlibri.wordpress.com o direttamente su Amazon al link: https://www.amazon.it/dp/B09JWT3M9Y

IT’S MEME DAY

Buona giornata internauti. It’s meme day… 😉

CHIUSI DENTRO

Buona serata, internauti.

Della serie ‘solo quelli che mi piacciono’ oggi tocca a ‘Chiusi dentro’ di John Scalzi, e sarà una non-recensione con quel lieve profumo di internazionalità, essenziale, ad aggiungere quel tocco di classe che denota la professionalità assoluta dello scrivente.

Locked-in is Very very very good. Romanzone innovativo con fiocchi e controfiocchi, coinvolgente e scorrevole. Consigliatissimo. E, crepi l’avarizia, ci aggiungo un altro ‘very’… Fine.