IL GIORNO MUORE LENTAMENTE

Buongiorno, Internauti. Sempre della serie ‘solo quelli che mi piacciono’, in una delle mie rare puntate fuori dalla SF (nel tempo ho letto comunque un po’ classici: tutti gli Sherlock, qualche Agatha Christie, Simenon, Fleming, di ‘nuovi’ Cornwell, Highsmith, un paio di Follett e poco altro), oggi tocca a Enrico Luceri con “Il giorno muore lentamente”.

Perché Luceri? Non per caso. Me ne hanno parlato bene a più riprese. Alla prima occasione (con i miei tempi pluriannuali di reazione) in edicola, mi è apparso e l’ho preso. La premessa parte da non molto lontano, valida come accennai in tempi non sospetti per il mio ‘mood’ fanta omnidirezionale, ma anche per i deficit narrativi da recuperare (gialli, thriller, spy) optando maggiormente per gli autori italiani, ormai non più secondi a nessuno. Quindi, a un Vito Introna che seguo da parecchio e ormai giallista di tutto rispetto, un Simone Pavanelli accasato di recente a Mursia dopo il quarto o quinto romanzo, un Alessio Gallerani vincitore di Segretissimo (avevo letto anche altro, di suo, con esito più che positivo), la mia libreria cartacea (ho qualche ebook di Di Marino, Altieri e Macchiavelli) scarna in materia di narrativa ‘reale’ si allargherà in questa direzione. Il posto per Luceri è assicurato.

Già dalle prime pagine Luceri mi si impone come un professionista della scrittura di genere, un inizio preciso e attento a come impostare il narrare con tempistiche è modalità. Proseguendo prendono forma i personaggi, situazione e ambiente. Nell’efferatezza delle azioni, lascia già dedurre il colpevole e lo ‘presenta’ fino a conferma con interludi nello scorrere d’indagine a commistione, fino all’incrociarsi e poi a definirsi del romanzo.

Mi è piaciuto, e quando sbatterò ancora il naso su Luceri, lo prenderò.

PS. Se volete consigliarmi qualche autore autoctono per allargare i miei orizzonti su gialli, thriller, spy, fatelo. Vi ringrazio.

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